Inflazione in Bulgaria: la sfida del doppio volto

L'euro in arrivo: i prezzi bulgari tra numeri ufficiali e percezione popolare

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Articolo di Diego Vismara

La Bulgaria verso l'Euro: tra inflazione reale e la paura dei prezzi

 

Con l'adozione dell'euro, prevista per il 1° gennaio 2026, la Bulgaria si trova in una fase cruciale del suo percorso economico. Questo passaggio, pur essendo un obiettivo a lungo termine per il Paese, genera un acceso dibattito tra l'inflazione reale, misurata dalle statistiche ufficiali, e l'inflazione percepita, che alimenta i timori della popolazione.

 

L'andamento dell'inflazione reale: un quadro complesso

 

I dati ufficiali mostrano un quadro in evoluzione. Dopo un periodo di inflazione elevata, la Bulgaria ha compiuto progressi significativi nel contenimento dei prezzi per soddisfare i criteri di convergenza di Maastricht. Ad esempio, a giugno 2025 il tasso di inflazione annuale era salito al 4,4%, per poi registrare un ulteriore aumento al 5,3% a luglio 2025. Questo incremento è stato trainato da diversi settori, in particolare alimentari, bevande, alloggio e trasporti.

Nonostante queste oscillazioni, le previsioni economiche a lungo termine indicano una stabilizzazione dei prezzi. I modelli econometrici stimano che il tasso di inflazione annuale in Bulgaria si attesterà intorno al 2,10% nel 2026, un valore in linea con l'obiettivo di stabilità dei prezzi della Banca Centrale Europea (BCE), che è intorno al 2% a medio-lungo termine. L'Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo (HICP), un parametro fondamentale per l'Eurozona, è un'altra misura di riferimento. A luglio 2025 l'HICP in Bulgaria si attestava al 2,65%.

 

L'inflazione percepita: tra scetticismo e timori

 

Se i numeri raccontano una storia di convergenza, l'opinione pubblica bulgara vive una realtà differente. Molti cittadini nutrono un profondo scetticismo riguardo l'adozione dell'euro, principalmente per la paura che il cambio di valuta scateni un'impennata dei prezzi. Questo fenomeno, noto come "inflazione percepita", si basa su un'esperienza comune: il timore che i prezzi vengano arrotondati per eccesso, erodendo il potere d'acquisto, senza un corrispettivo aumento dei salari.

Questo sentimento è particolarmente forte in un paese che ha uno dei salari medi più bassi dell'Unione Europea. Le manifestazioni di protesta e i sondaggi che mostrano una metà della popolazione contraria all'abbandono del lev, riflettono una preoccupazione diffusa che va oltre i dati macroeconomici. Le esperienze passate di altri Paesi dell'Eurozona, come i Paesi Baltici, che hanno visto picchi di inflazione post-adozione, alimentano ulteriormente questi timori.

 

Il ruolo del governo e la BCE

 

Le istituzioni bulgare e la BCE sono consapevoli di questa duplice sfida. Da un lato, il governo bulgaro è impegnato in una complessa fase di transizione, che include la doppia esposizione dei prezzi in lev e in euro nei negozi a partire da agosto, per facilitare il passaggio. Dall'altro, la BCE e la Commissione Europea continuano a monitorare da vicino l'economia bulgara, certificando che i criteri di convergenza, inclusa la stabilità dei prezzi, siano soddisfatti.

L'ingresso nell'eurozona porterà benefici economici a lungo termine, come la rimozione del rischio di cambio e l'attrazione di investimenti esteri, ma il vero banco di prova sarà la capacità delle istituzioni di gestire le preoccupazioni dei cittadini. La transizione non è solo un atto tecnico, ma un passaggio politico e sociale che richiederà una comunicazione chiara e un'attenta gestione per garantire che i vantaggi dell'euro non siano offuscati dalla "paura dei prezzi" che ancora aleggia sulla popolazione bulgara.

 

 

 

 

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